Maratona: aperta la caccia al record

Posted by Elena Casiraghi 10 maggio 2017 2 Comments 1584 views

Kipchoge

Il day after è ormai passato da giorni. La notizia non è più scottante ma è sempre calda.

Non so dove vi trovavate sabato all'alba. Io a letto. Ma mi sono alzata per tempo. Per assistere a ciò che di strepitoso è riuscito a realizzare Eliud Kipchoge, atleta keniota. In carriera è stato campione mondiale dei 5000 metri piani nel 2003 e campione olimpico di maratona a Rio de Janeiro 2016. Insomma, non uno qualunque. Uno che la corsa ce l'ha nel sangue -e nelle gambe. Per questo, qualche mese fa una grande azienda di abbigliamento sportivo l'ha assoldato come attore di una sfida: portare l'uomo, un uomo al mondo, a battere il muro delle 2 ore per correre la distanza di 42,195 km. Una vera sfida. E per realizzarla il set è stato programmato a puntino, nessun dettaglio trascurato: il percorso più veloce, l'aerodinamica migliore, la scarpa "perfetta", l'integrazione, l'idratazione. E' stato scelto con cura anche il momento opportuno: quello in cui l'ambiente avrebbe teoricamente offerto le condizioni ottimali (temperatura, umidità, vento). E, non ultimo dettaglio, le lepri migliori al mondo.

Se volete sapere com'è andata ve lo dico subito: Kipchoge non è riuscito a scendere sotto le due ore per una manciata di secondi, ma questo non toglie nulla a lui, straordinario.

Natura non facit saltus scriveva Leibniz. E me lo ripeteva sempre il Prof. Arcelli. La natura non fa salti. E nemmeno i record degli sport. Tutto cresce in maniera lineare. Guadagni marginali che spingono l’asticella dei record sempre più su, poco alla volta. Tout va par degrés dans la nature, et rien par saut. Che tradotto significa: tutto va per gradi nella natura, e niente con salto. Come scrivevo in Maratona sotto le 2 ore? Ecco come e quando riprendendo un articolo pubblicato sulla rivista Scienza & Sport.

E se la natura non fa salti, è perché progredisce in maniera graduale. Dal 1969 in poi, infatti, il tempo medio dei migliori 200 atleti nella lista di ciascun anno ha avuto un progresso di 7’01”-2’19”, pari a circa 12″/anno cioè 1’/5 anni. E’ vero che tale incremento prestativo ha riguardato soprattutto gli atleti keniani. Ed è anche vero che sono esistiti fattori di varia natura a spiegare questi incrementi prestativi. Solo una volta che i cambiamenti (es. metodologia allenamento, tecnica di corsa, integrazione energetica durante la prestazione) si sono diffusi a tutto il mondo, le prestazioni medie tendono a salire e ad uniformarsi. E' probabile che nel caso della maratona sia successo che, soprattutto gli atleti del Kenya, abbiano migliorato la loro efficienza grazie alle metodiche di allenamento portate in quel paese da allenatori europei (soprattutto italiani). Questo implicherebbe che una volta che tali metodiche si allargheranno agli atleti di tutto il mondo, il livello medio non salirà più così rapidamente come è successo negli scorsi anni. Un rallentamento del miglioramento potrebbe esserci anche nel record del mondo. Ma chissà. I record sportivi, a volte, sono così istintivi ed allergici a calcoli e previsioni scientifiche.

Certo. Questo che ha messo a segno Kipchoge è davvero un bel colpo. Forse nessun uomo al mondo andrà mai sotto le due ore in maratona. O forse sì. Ma ciò che è certo è che Eliud ha spinto la fisiologia in là e ha dato un prezioso stimolo all'espressione dei geni. Della serie "si può fare". Ora si tratta di creare continui adattamenti perché Il record, o un nuovo record, prima o poi arrivi. Forse quell'atleta che lo realizzerà ora starà frequentando le scuole superiori. O forse no poiché nella sua cultura non vi è la possibilità delle scuole secondarie.

Ad ogni modo a Monza, in autodromo, oggi non è rimasto molto. Forse non c'è nemmeno traccia del tentativo di record. Ma nel cuore degli scienziati, quelli col camice in pista e il cronometro in mano, c'è davvero tanto. C'è riflessione, c'è ricerca, c'è esperimento e analisi dei dati. Ci sono un mucchio di certezze che sono state messe in discussione. Ma questo è tipico della scienza. E forse il suo bello. E soprattutto, come ha scritto il giornalista Manlio Gasparotto su Running Gazzetta, c'è ispirazione. Già ispirare.

Il messaggio è che non esiste traguardo che non possa essere sognato, accarezzato e sfidato. Il messaggio è che provarci può costare caro ma è l’essenza stessa del vivere. Non soltanto del correre ma del nostro stesso stare su questo pianeta: le nostre due ore sono un nuovo lavoro, il capoufficio da convincere, una fidanzata da portare all’altare, una professoressa innamorata del nostro compito in classe. (M. Gasparotto "Il sogno può diventare realtà").

La caccia al record è aperta.

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A chi mi ha ispirato e mi ispira ogni giorno in ogni studio, riflessione e gentil gesto:

Arcelli

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There are 2 Comments

  1. Stefano
    - 10 maggio 2017
      -   Reply

    Ciao, personalmente non ci vedo nessun ispirazione, anzi trovo l’esperimento poco naturale ed artificiale. Ma è solo il mio punto di vista, per me la corsa è altro

    • Elena Casiraghi
      - 11 maggio 2017
        -   Reply

      Grazie del tuo pensiero. Condivido l’artificiosità delle condizioni e l’aspetto di marketing in cui si è tentato di realizzare il record. Ma, al di là di questo aspetto, osservando solo l’evento, “nudo e crudo” è che con le -forse- condizioni perfette un uomo è riuscito ad avvicinarsi al muro delle due ore. E osservando i minuti successivi all’arrivo forse organicamente ce l’avrebbe potuta anche fare. Che quindi forse il limite sia biomeccanico? O…chi lo sa?! Ma credo sia questo il bello. Capire come realizzare il medesimo evento su strada, in una maratona vera, con i tombini e le curve, senza lepri “fresche” e senza traiettoria pre impostata. La corsa ha per ciascuno di noi una dimensione personale, intima. E tale deve rimanere. C’è però un aspetto, quello della ricerca del limite, della perfezione, del miglioramento proprio di chi lavora dietro alle quinte, in laboratorio, sulle piste di atletica con gli atleti per una continua ricerca della miglior prestazione. Fatto che, dopo tutto, appartiene anche a ciascuno di noi, in quella dimensione intima di cui sopra (migliorare il proprio tempo in una gara, lanciare più lontano, correre più forte in allenamento, pedalare una salita nel minor tempo possibile).

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