Quando i duri iniziano a “giocare”. Col podio

Posted by Elena Casiraghi 8 settembre 2015 5 Comments 2462 views

 

Remi

Aguibelette 2015.

Seguo le barche di questo Mondiale Assoluto di canottaggio proprio come se mi trovassi ancora su uno di quegli scafi.

Il cuore batte forte: un po' per la tensione, un po' per l'emozione.  Il respiro si fa corto, fatico a cercare una ventilazione ampia e profonda. Il diaframma è teso e mi sembra che i polmoni siano "in riserva" di ossigeno.

Temperatura perfetta. Vento quasi assente. Condizioni atmosferiche ottimali per la gara.

Riscaldamento fatto. Fibre muscolari reclutate. Sistema cardiovascolare attivato. Gel a base di maltodestrine e fruttosio preso. Un sorso di acqua... e ci siamo.

Entriamo nella nostra lane per allinearci. Pochi minuti al via.

L'adrenalina sale, le mani iniziano a sudare, ma i remi sono saldi e allo stesso tempo morbidi in mano.

USA. Italy. Germany. France. Denmark. Great Britan...Attention... GO!

Partiti.

Buona la partenza. Forte e veloce. Ai primi 300 metri siamo ancora tutti lì con le prue quasi allineate. Pochi istanti dopo qualche pallina inizia a sfilare e a portarsi in testa. Ma il distacco dagli altri è sempre minimo. Siamo tutti ancora in gioco. Difficile però scendere sul passo gara. I colpi sono molto alti e i carrelli corti, ma il colpo in acqua c'è.

E' fondamentale ora trovare il passo gara.

Ai 750 m gli avversari si preparano all'attacco. Impensabile però per noi salire ancora di colpi..

Ai 1200 m siamo ancora lì anche se ormai i primi tre scafi sono già in testa a darsi battaglia. Noi siamo ancora presenti nello schermo del televisore. Ancora per pochi secondi però.

A quel ritmo le gambe iniziano a bruciare oltremodo, molte fibre muscolari della gambe iniziano ad esser messe fuori uso, avvelenate dagli ioni H+ dell'acido lattico che sfuggono ai sistemi tampone endogeni e che non siamo in grado di rimettere in circolo e smaltire; gli avambracci si induriscono e il colpo in acqua perde potenza.

Ai 1600 è ormai chiaro che siamo fuori gara per il podio e purtroppo... anche dallo schermo.

E' un film già visto e che si sta ripetendo: la Nazionale Italiana una volta era sul gradino più alto del mondo e ora sfugge ai bordi degli schermi.

Il mondo intero ha attinto dalla nostra tecnica di remata, quella a "pendolo". Ma ora ripetere gli allenamenti degli anni d'oro del canottaggio italiano forse non è efficace nè produttivo.

Forse la metodologia dell'allenamento nel tempo si è evoluta. E se il desiderio è quello di tornare a vincere è indispensabile stare al suo passo. Mantenere i suoi colpi in acqua al minuto. Si tratta di continuo studio e osservazione, confronto e sperimentazione. Ma per vincere bisogna evolversi: chi si ferma è perduto.

Valori ematici di potassio elevato durante il mese di preparazione al mondiale potrebbero rappresentare eccessivo lavoro anaerobico, quello fuori soglia. Questi dati non devono essere "tamponati" con dubbi metodi, più alchimistici che scientifici, ma analizzati come specchio dell'adattamento dell'organismo agli stimoli dell'allenamento.

L'eccessivo lavoro anaerobico ed il carente allenamento sul passo gara porta gli equipaggi italiani ad ottenere buoni risultati nei primi mille metri di gara, ma per il seguito del percorso li condanna a perdere potenza e velocità quando il gioco si fa duro. Quando i duri iniziano a "giocare" (col podio).

E' da considerare che il medesimo piano di allenamento non può essere adottato da atleti uomini e donne indistintamente poiché i due sessi per caratteristiche fisiologiche necessitano di stimoli di allenamento differenti e tempi di recupero assolutamente dedicati.

Già il recupero... a volte viene considerato "questo sconosciuto". Spesso si dimentica che è uno dei protagonisti della supercompensazione, cioè del modello fisiologico di adattamento dell'organismo agli stimoli dell'allenamento, a prescindere dal quale non si può ottenere una crescita della prestazione ma esclusivamente una sua decrescita.

C'è chi poi ha effettuato un tentativo di inserire nuove figure di supporto sia agli atleti che agli stessi tecnici, come la figura a sostegno dell'alimentazione e dell'integrazione sportiva e quella a supporto dell'aspetto mentale. Ottimo... ma, ahimè, senza considerarlo parte di un progetto a lungo termine da parte della Federazione.

Insomma, tanti sono i segnali di questo mondiale da leggere attentamente, analizzare e non sottovalutare. Nello sport, come nella vita, dopo ogni crescita segue sempre un momento di adattamento-assestamento che porta nel tempo ad una sua rottura dell'equilibrio e nuovamente ad una crescita, e via.

Concludo sottolineando che questo post non vuol essere in nessuna sua parte un pensiero polemico fine a se stesso. Sarei felice che le mie considerazioni possano rappresentare una spinta verso una valutazione costruttiva dei fatti, affinché gli armi azzurri possano ritornare a farci battere il cuore per l'emozione, frutto del sacrificio degli atleti, supportati da uno studio e aggiornamento costante e di un'osservazione attiva da parte di chi programma e segue il loro allenamento.

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Elena Casiraghi

 

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There are 5 Comments

  1. Marco
    - 8 settembre 2015
      -   Reply

    Cara Elena anche se ci conosciamo solo attraverso Facebook mi permetto di darti del tu e spero che non ti dispiaccia.
    Trovo molto interessanti le tue considerazioni, ma personalmente da tecnico mi trovo a non essere d’accordo. Secondo me guardando i dati forniti dalla regia era abbastanza evidente che i nostri ragazzi lavoravano ad almeno 2/3 colpi in piu degli avversari senza pero ottenere la stessa velocita. Ora se fosse vero che ci fosse un problema aerobico probabilmente il loro numero di colpi sarebbe inferiore.
    Secondo me il problema era piu correlato con la potenza espressa per palata (e quindi assoluta) che la potenza aerobica.
    Sarei quindi piu propenso a pensare che si dovrebbe lavorare di piu sull’incremento della massa muscolare, oppure aggiustare il carico delle leve nelle imbarcazioni (o una combinazione dei due fattori). Ci sono delle recenti pubblicazioni del AIS che mostrano come ci sia una corrispondenza diretta tra massa muscolare e i tempi fatti registrare dagli equipaggi sui 2k.
    Anche le esperienze dai Canadesi sembrano confermare questo fattore tanto che nel settore femminile l’allenamento che i pesi viene fatto tutto l’anno fino ad una settimana prima del evento anche per i PL.
    Aspetto una tua opinione.
    Cordialmente,
    Marco

    • Elena Casiraghi
      - 9 settembre 2015
        -   Reply

      Caro Marco,
      grazie per le tue considerazioni più che scientifiche e vive di esperienza “sul campo”.

      Sicuramente la componente di forza muscolare è visibilmente maggiore negli ultimi anni negli atleti -anche pesi leggeri- delle maggiori Nazioni e probabilmente sta divenendo una ancor più forte componente della prestazione rispetto agli anni passati.

      Conosco bene l’allenamento che gli atleti hanno effettuato nei quasi due mesi di preparazione pre mondiale: c’era un’eccessiva quantità di sedute di allenamento fuori soglia ad alto ritmo (infatti gli atleti confidenzialmente lamentavano di allenarsi sempre a tutta” e di non recuperare a sufficienza tali stimoli) ed un inefficace allenamento di forza (300 balzi al giorno non possono essere ritenuti un efficace stimolo di forza muscolare per gli arti inferiori).
      A valori del sangue elevati di potassio (indice che i muscoli scheletrici e del miocardio stanno effettuando eccessivo lavoro fuori soglia con mancato recupero a causa dei tempi insufficienti tra uno stimolo e l’altro) veniva suggerito di prendere acqua zucchero e limone, senza considerare il valore ematico come specchio degli adattamenti dell’organismo agli stimoli dell’allenamento, oltre che il suggerimento alchimistico.

      La mancanza di una programmazione dell’allenamento efficace e aggiornata secondo le ultime pubblicazioni scientifiche (a cui anche tu, chapeau, fai riferimento) ha portato gli atleti italiani ad andare forte (o molto forte) nei primi 1000-1200 metri conducendo gli equipaggi a colpi/min, appunto, come dici tu, più elevati rispetto agli avversari ma senza riuscire a dare continuità a tale qualità di remata anche nei metri finali per, a mio avviso, mancanza di stimoli opportuni in fase di preparazione come:
      * inserimento di maggior numero di sedute aerobiche
      * inserimento di allenamenti di resistenza al lattato
      * inserimento di efficaci sedute di forza muscolare e reclutamento (rivalutare numero sedute di pliometria a favore ad esempio di sedute col metodo forza lenta a scalare)
      * inserimento di opportuni tempi di recupero, considerando anche che le ultime ore della notte, sono un importante momento di anabolismo e che non devono essere sacrificate a favore dell’allenamento in situazione di raduno.

      Questo per quanto riguarda prettamente l’aspetto tecnico di metodologia dell’allenamento. Ci sarebbero poi altri fattori da considerare.

      Grazie per il “tu” sportivo 😉

      Un saluto e rimango a disposizione per ulteriori confronti,

      Elena

      • Marco
        - 9 settembre 2015
          -   Reply

        Purtroppo la mia conoscenza in fisiologia e limitata quindi non me la sento di ribattere ai tuoi argomenti che dal mio punto vista hanno senso. Servirebbe un intervento diretto del Dr. La Mura per poter spiegare quei meccanismi adattamento che a suo avviso intervengono a migliorare la metabolizzazione dell’acido lattico a livello di muscolatura liscia. Come ho detto non sono un fisiologo mi limito a leggere ricerche nel settore e nessuno a presentato in maniera scientifica estese ricerche su questo argomento. Ci sono un paio di ricerche che ho letto sembrano avvolarare alcuni dei principi di base del concetto La Mura niente di veramente approfondito.
        Cosi parlo solo in teoria e porto ad esempio programmi come quelli di Sprackle e Tonks che hanno programmi di allenamento molto simili. Da noi storicamente sembra che la metodologia La Mura sia stata particolarmente efficace con gli assoluti, ma non molto con i pesi leggeri.
        Dei punti che elenchi penso che dal punto di vista del Dr. La Mura stia gia lavorando (ed anche molto) sulla resistenza al lattato. Quello che andrebbe discusso con il Dottore sarebbe le sue considerazioni sulle sedute aerobiche, sulla pesistica, e sui tempi di recupero.
        In conclusione mi trovi d’accordo su molti dei tuoi principi espressi qui ma prima di esprimere un giudizio vorrei sapere quali sono gli argomenti che porta il Dr. La Mura a supporto della sua posizione visto che anche lui come te ne dovrebbe sapere piu di me a livello fisiologico.
        Sarebbe bello organizzare una bella tavola rotonda anche virtuale.
        Ciao,
        Marco

        • Elena Casiraghi
          - 11 settembre 2015
            -   Reply

          Grazie Marco, apprezzo molto il tuo pensiero. E ti ringrazio perché già questa “location” su web è stata occasione di apertura e confronto.
          Attendo con desiderio la tavola rotonda, fisica o virtuale!!
          A presto,
          Elena

  2. - 9 settembre 2015
      -   Reply

    Condivisibile, anche se mancano gli elementi per una valutazione oggettiva, elementi volutamente censurati dalla “semitrasparenza” della direzione. In effetti sui metodi di allenamento è discutibile la scelta di secretazione, cosa invece a mio avviso non ammissibile sui metodi selettivi. Evidentemente hai fonti interne certe sui metodi e criteri di preparazione, quindi ti ringrazio per la condivisione.

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