Omega 3 e omega 6 contro il COVID-19? Facciamo chiarezza

Posted by Elena Casiraghi 2 Febbraio 2021 1 Comment 840 views

Partiamo dal principio: SARS-CoV-2 infetta le cellule ospiti interagendo la sua proteina spike con i recettori dell’enzima 2 di conversione dell’angiotensina di superficie (ACE2), presenti nel polmone e in altri tipi di cellule. E sebbene siano diversi i fattori di rischio che potrebbero spiegare il perché alcuni Paesi hanno tassi di incidenza e mortalità inferiori rispetto ad altri, esistono anche fattori ambientali come ad esempio la dieta -intesa come abitudini alimentari- che dovrebbero essere considerati. 

È stato descritto infatti che i Paesi con un elevato apporto di acidi grassi polinsaturi omega 3 ha un numero inferiore di vittime di COVID-19 e un più alto tasso di guarigione dalla malattia. Questo grazie alle risolvine, che ormai abbiamo imparato a conoscere. Si tratta infatti di una molecola prodotta a partire dagli omega 3 che ha un ruolo chiave nella risoluzione delle infiammazioni.

Emergono, poi, sempre maggiori evidenze alla luce dei più recenti studi. In particolare, proprio negli ultimi giorni è stato riscontrato che l’acido linoleico (omega 6), potrebbe stabilizzare la proteina spike in una conformazione chiusa, bloccando così la sua interazione con ACE2. Questo teoricamente significa che potrebbero diminuire i recettori con cui potrebbe venire a contatto il virus. Qui l’articolo scientifico. Qui l’articolo divulgativo.

Lo studio

Queste riflessioni hanno spinto un gruppo di studi dell’Università La Salle di Città del Messico a eseguire una simulazione matematica al computer (cioè in silico) per determinare se altri acidi grassi polinsaturi, oltre all’omega 3, possano in aggiunta stabilizzare la conformazione chiusa della proteina spike e portare potenzialmente a una riduzione dell’infezione da SARS-CoV-2.

Cos’è emerso?

Lo studio dei ricercatori di Città del Messico ha scoperto che: 

  1. i Paesi la cui fonte di omega 3 è di origine marina hanno tassi di mortalità inferiori;
  2. come l’acido linoleico anche i PUFA omega 3 potrebbero legarsi alla conformazione chiusa della proteina spike e quindi aiutare a ridurre le complicanze del COVID-19 riducendo l’ingresso virale nelle cellule, oltre ai loro noti effetti antinfiammatori.

Facciamo chiarezza: come interpretare lo studio

La notizia, se pur preliminare (sono necessari ulteriori approfondimenti), è senza dubbio sorprendente e conferma precedenti ipotesi secondo le quali il come ci alimentiamo gioca un ruolo strategico nei confronti sia di un potenziale contagio sia di un più efficace processo risolutivo in caso di malattia da COVID-19.

Questi benefici però potrebbero mal tradursi a livello pratico, specialmente quando questi temi non sono il nostro primo ambito di studio e interesse. 

L’equivoco, infatti, potrebbe nascere dal desiderio di integrare sia acidi grassi omega 3 da fonti marine sia acidi grassi omega 6. Niente di più sbagliato. Il motivo? È presto detto. Il processo risolutivo dalle infiammazioni è generato da un equilibrio nel sangue tra acidi grassi 3 e 6. Numerose evidenze mostrano che nel nostro organismo abbondano gli omega 6. Al contrario la maggior parte della popolazione scarseggia in acidi grassi omega 3 a livello ematico. Uno squilibrio, quello tra acidi grassi omega 3 e omega 6, che porterebbe invece a una più facile infiammazione e più difficoltosa risoluzione. 

Ciò che conta, infatti, è l’equilibrio tra questi due acidi grassi: una specie di zona franca per il nostro sistema immunitario.

Il consiglio pertanto, per quanto riguarda l’integrazione di acidi grassi, è quello di integrare omega 3 da fonti marine come olio di pesce concentrato e la cui purezza è garantita da enti autorevoli come IFOS e Orivo. Ed evitare invece l’integrazione di omega 6 in quanto ne assumiamo già in abbondanza nella nostra dieta. Il rischio, come ho spiegato poco sopra, è quello di sbilanciare questo rapporto ottimale. 

Cosa fare

Il consiglio pertanto, per quanto riguarda l’integrazione di acidi grassi, è quello di integrare omega
3 da fonti marine come olio di pesce concentrato e la cui purezza è garantita da enti autorevoli come IFOS e Orivo. Ed evitare invece l’integrazione di omega 6 in quanto ne assumiamo già in
abbondanza nella nostra dieta. Il rischio, come ho spiegato poco sopra, è quello di sbilanciare questo rapporto ottimale.

In conclusione

Ora è il tempo dell’anomalia e come si è detto più volte dobbiamo imparare a viverci dentro, trovare delle ragioni per accoglierla e cogliere l’opportunità per imparare qualcosa di nuovo. Per imparare a conoscere meglio il nostro organismo, per apprendere come migliorare la nostra alimentazione e il nostro stile di vita. Per aggiungere qualità, insomma. E forse è vero che i virus non hanno un’intelligenza, ma in questo sono più abili di noi: sanno mutare in fretta e adattarsi. Ci conviene imparare da loro.

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