03-03: Global Omega 3 Day. Vi spiego i nostri alleati più preziosi in… cinque punti

Posted by Elena Casiraghi 2 Marzo 2021 0 Comment 914 views

Il 3 marzo (03-03) è il Global Omega 3 Day. Una giornata che GOED (The Global Organization for EPA & DHA Omega 3’s) ha fortemente desiderato per celebrare il beneficio che gli acidi grassi omega 3 hanno sul nostro organismo.

Gli omega3, o meglio EPA e DHA, sono importanti per il benessere generale. Il problema è che la maggior parte di noi non ne consuma in quantità sufficienti.

1. Perché gli omega 3?

Gli omega 3 sono sostanze nutritive presenti in tutto il nostro corpo. Se vogliamo pensare a un “luogo” in cui vengono accumulati possiamo far riferimento alla membrana del globulo rosso. Gli omega 3, EPA e DHA in particolare, svolgono un ruolo fondamentale nella salute generale, inclusa quella del cuore, del cervello e degli occhi e hanno un impatto positivo sulla gravidanza e sull’allattamento sia per la mamma sia per il bambino. I loro benefici sono supportati da migliaia di studi scientifici ormai pubblicati.
Ma andiamo con ordine e partiamo dal principio. 

2. Ci sono omega 3 e omega 3

Non tutti gli omega 3 sono uguali. Ne esistono due tipi: quelli di origine marina (EPA e DHA) e quelli di origine vegetale (ALA). In media, assumiamo ALA a sufficienza attraverso l’alimentazione quotidiana, ma non riusciamo a ottenere abbastanza omega 3 EPA e DHA. C’è di più. Per godere di uno stato di benessere globale dobbiamo assolutamente avere un ottimale equilibrio tra omega 3 e omega 6. In generale, invece, osserviamo un’importante carenza dei primi e al contempo un eccesso dei secondi. Un evento che porta allo squilibrio tra i due acidi grassi. Il nostro impegno, quindi, deve essere quello di riequilibrare questo rapporto. Come? Assumendo la giusta quantità di omega 3 ed evitando l’eccesso di omega 6.

3. Perché scegliere gli omega 3 da fonti marine?

La risposta è presto detta. Solo circa un decimo degli omega 3 di origine vegetale viene trasformato in carena lunga (che sono quelli davvero efficaci). Inoltre, gli alimenti ricchi in omega 3 di origine vegetale, come ad esempio la frutta secca oleosa, contengono anche molti omega 6. Il risultato? Assumeremo un eccesso di omega 6 e saremo sempre a corto di omega 3 a catena lunga. 

4. Omega 3 da fonti marine non è sinonimo di pesce

Va da sé che per integrare omega 3 da fonti marine ci viene quasi istintivo mangiare del pesce (come salmone, sgombro, aringhe e sardine) o alghe almeno due volte a settimana. L’E.F.S.A. (European Food Safety Authority) raccomanda però di non eccedere e consumare possibilmente non oltre 450 g/settimana. È chiaro che i conti non tornano. Per questo un integratore alimentare di acidi grassi omega 3 da fonti marine può divenire un nostro prezioso alleato. A patto che sia olio concentrato in EPA e DHA e purificato da metalli e PCB, di cui sono purtroppo ricche le acque marine. A darci la garanzia di qualità esistono oggi certificazioni quali IFOS (International Fish Oil Standards, la più antica delle certificazioni) e Orivo . Infine, se scegliamo un integratore in formato capsula il suggerimento è quello di affidarsi a quelle brevettate senza ritorno di gusto. Il motivo? Una miglior digeribilità e un ottimale assorbimento del prodotto a livello intestinale riducendo le ossidazioni a livello gastrico. 

5. E tu stai assumendo abbastanza omega 3? Fai il test!

Se vuoi sapere se stai assumendo una quantità sufficiente di omega 3, qui trovi un pratico quiz formulato da GOED.  

In alternativa, ricorda che il test della lipidomica, di cui ho ampiamente parlato sul mio libro “L’alimentazione non è competizione”, è un metodo valido per misurare la concentrazione degli acidi grassi nell’organismo.

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